Andare a pranzo a casa di Stefano Malatesta, giornalista, scrittore, viaggiatore e da qualche anno anche pittore dà lo stesso piacere di un viaggio intero: è come fare contemporaneamente un giro a Manhattan, salire su una giostra di Long Island, assistere ai fuochi ‘artificio del 4 di luglio dalla statua della Libertà.
Un ricordo commosso di Germano Lombardi, amico scomparso e che manca; la curiosità del prossimo incontro con il Lawrence italiano, quel Comandante Diavolo, insomma il centenario eroe di guerra in Abissinia, Amedeo Guillet. E poi un proverbio siciliano buttato lì e ignorato persino dal siculiano Camilleri che costringe sempre il suo Montalbano a lunghe passeggiate sulla spiaggia («Fùttiri in piedi e camminare su la rina, portano l’uomo alla rovina»), l’annuncio di un premio per il suo best seller «Il cane che andava per mare»; un ritratto ad acquerello di un’amica siciliana schizzato a memoria; l’idea di Marabù, nuova collana di libri da viaggio per viaggiatori; il progetto di una libreria-biblioteca (“una locanda libresca”) a Pienza,… mentre Pablo, peruano e innamorato, spadella croccanti carciofi fritti, zuppa di verdura saporita, e un arrosto con patate indimenticabili, il giovane multimediale Giacomo serve vino di casa di Ribeira, e l’amica Margherita conclude in bellezza distribuendo un magico pannoso Montblanc.
Si viaggia con la testa e con il cuore, tra libri e autori, citazioni scherzi e ricordi, pezzi sul giornale e risvolti di copertine, acquerelli ancora freschi di nudi di femmine e antichi marmi imperiali e grandi monoliti di ossidiana raccolti avventurosamente in giro per il medio Oriente dal giornalista più invidiato dal suo direttore, Eugenio Scalfari.
Silvestro Serra





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