Nel luglio 2006 con il gruppo I Visionari sono andato a suonare a Tabarka, in Tunisia. Richiesti dall’assessorato alla Cultura. Si trattava di un invito ufficiale da parte del governo tunisino, immaginatevi quindi la mia sorpresa quando, arrivato sul posto, ho scoperto che non eravamo nemmeno nella scaletta di questa importante manifestazione nazionale.
Non solo: non erano stati previsti gli strumenti che ci avevano garantito e non ci avevano prenotato un albergo. Eravamo andati in auto ed eravamo stanchi per il lungo viaggio, ma anziché rimediare all’inconveniente ci hanno ospitato in un fantasmagorico Hotel Mimosa, che non si trova nemmeno più nell’ultimo paesino sperduto dell’entroterra di Riccione. Oramai, però, eravamo lì e per questo abbiamo insistito per suonare sebbene le condizioni per farlo non ci fossero. Ci hanno infilati a forza tra un gruppo e l’altro, abbuonandoci una mezz’ora, ma questo ha scatenato situazioni grottesche.
Per esempio, mi hanno fatto un’intervista ridicola perché i giornalisti non avevano ricevuto il nostro curriculum né avevano avuto il tempo di informarsi. Così, essendo italiano e proprio alla vigilia di Italia-Francia, mi sono sentito chiedere chi avrebbe vinto il Campionato del Mondo di calcio. L’assurdo, però, è stato quando il presentatore, per introdurci, ha arringato il pubblico ricordando la partita dell’indomani. Come fossimo in diretta su Scherzi a parte gli ho sentito dire: «Il gruppo che sta per entrare è italiano e domani c’è la finale. Viva l’Italia, forza Totti». Mentre salivamo sul palco abbiamo capito cosa prova la squadra ospite quando entra allo stadio per disputare una partita importante.
Il pubblico è esploso in una caterva di «buuu, buuu». Il presentatore, resosi conto della gaffe, nel tentativodi riparare ha corretto: «Cambiamo, allora. Zidane, Zidane» e, mentre iniziavamo a suonare, i cori stavano ancora osannando il francese Zizou. Dalla padella alla brace. Alla fine della nostra performance il conduttore ha cercato di metterci l’ultima pezza e si è ripresentato dicendo: «Comunque, viva l’Italia e forza Totti, Totti, Totti». Peccato che tra il pubblico non ci fosse nemmeno un italiano. Così, siamo entrati accolti da una caterva di «buuu» e siamo usciti in un tripudio di fischi.
Se ci ripenso oggi scoppio a ridere, ma allora è stato avvilente. La giustificazione ufficiale da parte dell’Ente Cultura è stata la ciliegina sulla torta: avevano avuto il fax rotto e non avevano ricevuto il nostro «ok» alla partecipazione. Le scuse sono arrivate dopo giorni per lettera con un laconico: «Ci dispiace per i disguidi». Noi ci siamo lamentati anche con il ministero ma, chissà perché, in situazioni del genere non si capisce mai di chi sia la colpa.






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