Un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, ma tre indizi sono se non una prova, almeno una traccia. E così seguendo i sillogismi di Agatha Christie si arriva a pensare che ci deve essere una strategia dietro alla serie di mostre milanesi dedicate al Giappone previste a breve: prima «Samurai», poi «Monet e il Giappone, il tempo delle ninfee», subito dopo , «Archivio Ricordi, omaggio alla Butterfly» e ancora «Giappone, cento capolavori», per finire con il festival internazionale di musica Mi-To dedicato al Giappone.
Certo sullo sfondo c’è l’Expo 2015 (e speriamo che non diventi un’occasione mancata) e ci sono manifestazioni culturali e d’affari italiane a Tokyio. Ma come sostiene il console generale giapponese in Italia Hiroshi Azuma, l’interesse dei nostri connazionali per quel paese così diverso e misterioso è esploso e i visitatori moltiplicati. Complice la riduzione dei prezzi (lo yen è tutt’ora un ostacolo) e la varietà degli spunti di interesse, dalle antiche tradizioni, alla tecnologia avanzata ( per macinare i 600 km tra Osaka e Tokyio lo Shiskanzen, il treno proiettile, impiega due ore e 20 minuti) alla cucina. Solo nella capitale ci sono nove ristoranti con tre stelle Michelin e ben 227 che ne hanno almeno una!
Silvestro Serra






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